Gli studi classici dentro di noi

Ah, la bellezza degli studi classici che restano nel DNA... 🥰

Partiamo ab ovo, come piace fare a me... 
Un paio di giorni fa ho ricevuto una mail da un caro ex compagno di scuola (il famoso Liceo Ginnasio Immanuel Kant di Roma), che per tantissimi anni ho perso di vista ma poi ho riagganciato in una delle maniere più tradizionali: le rimpatriate di classe di verdoniana memoria. 
Curiosità biografiche a parte, sapete come iniziava la mail?
Con un bellissimo SVBEEV latino!!!
Lo devo spiegare? Ok, solo per i non addetti ai lavori... 
Si tratta della formula iniziale delle epistole latine (quelle ciceroniana in primis):  un acronimo che si scioglie come SI VALES, BENE EST, EGO VALEO (=SE STAI BENE VA BENE, IO STO BENE). In sostanza, sarebbe il corrispettivo latino del nostro più freddo e meno empatico "Come stai? Spero bene. Io bene", che mettiamo come incipit delle nostre lettere missive, se e quando ci viene in mente di scriverne una... 
Gliel'ho fatto notare, ovviamente, e lui, schermendosi, ha replicato che probabilmente "è l'unica cosa che gli studenti ricordano di 5 anni passati al classico se non studiano come si deve". 
Eppure non è così! Perché il fatto stesso che venga in mente una formula del genere (non facilissima da memorizzare né pane quotidiano, ammettiamolo...) vuol dire che certi input sono stati interiorizzati. Anzi, meglio, metabolizzati! 

Perché, come ho già detto in tante altre occasioni e scritto in altri miei interessantissimi post, "L'istruzione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si era imparato a scuola". E se l'ha detto Albert Einstein... 

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