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Gli studenti, strumenti di un'orchestra

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" Ogni studente suona il suo strumento, non c'è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l'armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un'orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all'insieme. Siccome il piacere dell'armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini“ —  Daniel Pennac, Diario di scuola III, 7, pp. 107-108.  Ho riletto questo passo abbastanza noto...

In memoria

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Vi presento un angolo sacro della mia scuola. Quello che vedete è un tributo (un triste tributo...) alla memoria di un nostro ex studente, Marian, morto tragicamente qualche anno fa. L'idea di commemorarlo in questo modo e in questo luogo non è stata di noi docenti, ma dei compagni di classe e di studi di Marian, che subito dopo la tragedia  si prodigarono presso il Dirigente scolastico di allora perché fosse possibile una cosa del genere, la prima nel nostro liceo (per fortuna o per sfortuna...).  È proprio grazie a loro che ogniqualvolta  - come oggi- passo per quel corridoio ricordo Marian, ragazzo solare, estroverso, ridanciano, adolescente a 360 gradi, appassionato della musica, del disegno e dello sport, amante della vita in tutti i sensi. Io gli insegnavo italiano e latino e, anche se non riuscivo a farlo eccellere in quest'ultima materia, ricordo ancora i suoi temi, pieni di ribellione, ma anche tanta solarità e Vita. Sarà forse vero quel triste adagio...

A scuola si lavora così

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Avete capito bene: non si tratta di un medico che entra in sala operatoria, ma di un docente (io, per la precisione) davanti all'ingresso di un'aula scolastica. A scuola, in alcuni casi, si lavora così.  Eppure ci dicono che siamo dei privilegiati, dei lavativi, dei nullafacenti che dal lockdown hanno quadagnato qualcosa: la comodità di lavorare (anzi: non lavorare) dal salotto di casa... E invece, ora che siamo di nuovo in regime di presenza al 50%, facciamo lezione a mezza classe da casa e mezza in aula, segnaliamo a spron battuto tutte le situazioni di sospetta pericolosità che ci vengono date dai ragazzi, facciamo le segnalazioni ufficiali alla ASL ogni volta che il sospetto diventa certezza, mettiamo in quarantena docenti, alunni e classi intere. A tempo perso, cerchiamo di far lezione di contenuti e competenze... Ogni santo giorno.  Non ho altro da aggiungere: ho esaurito le parole...